AQUILA BIANCA

Una canzone tributo a Prometeo

Prometeo (in greco antico Promethéus, ossia “colui che riflette prima”), era un Titano, ossia uno degli dei più antichi , che controllavano l’universo addirittura prima degli dei dell’ Olimpo capeggiati da Zeus (Giove, per i romani). Il gigante era cugino di Zeus e grande amico del genere umano, creato dallo stesso Prometeo su incarico di Zeus. Prometeo aveva 5 coppie di fratelli gemelli, i Titani. Un giorno essi si ribellarono a Zeus e Prometeo (che aveva previsto la sconfitta dei Titani) e suo fratello Epimeteo (ossia “colui che riflette dopo”) si schierarono dalla parte di Zeus anziché dei Titani. Questo permise a Prometeo di diventare amico degli altri dei dell’Olimpo. Uno di questi era Atena, figlia di Zeus, che gli insegnò le arti dell’architettura, dell’astronomia, della matematica, della medicina, della metallurgia e anche della navigazione: Prometeo le trasmise agli esseri umani. Prometeo e suo fratello ricevettero dagli dei anche un certo numero di buone qualità, da distribuire saggiamente fra tutti gli esseri viventi. Epimeteo (che non… usava molto la testa: per questo fu chiamato così!) cominciò a distribuire queste buone qualità agli animali, a caso, e dimenticandosi degli uomini. Così, per rimediare, Prometeo decise di rubare dalla casa di Atena uno scrigno in cui erano riposte l’intelligenza e la memoria, e le donò agli uomini. Non appena scoprì il furto, Zeus decise di liberarsi degli esseri umani. Prometeo si recò allora dalla sua amica, la dea Atena , dea della saggezza e dell’artigianato, affinché lo facesse entrare di notte nell’Olimpo. Giunto lì accese una torcia col fuoco del carro di Elio (il dio del Sole) e fuggì.

Quando Zeus venne a sapere che Prometeo aveva riportato il fuoco agli uomini andò su tutte le furie e ordinò a Efesto, dio della scultura, della metallurgia, dell’ingegneria e del fuoco (Vulcano, per i romani), di creare una donna bellissima a cui venne dato nome Pandora: era la prima donna del genere umano, ricca dei meravigliosi doni che le fecero le altre dee dell’Olimpo. Zeus mandò Pandora come regalo a Epimeteo (il fratello sciocco di Prometeo), affinché la sposasse e lei potesse, poi, punire il genere umano Epimeteo, però, avvertito dal fratello la rifiutò. Allora Zeus, furioso, decise di farla pagare una volta per tutte al titano e agli uomini che difendeva. Così fece incatenare Prometeo a una roccia sulla vetta di un monte. Lì, ogni giorno, un’aquila gli avrebbe squarciato il ventre e dilaniato il fegato per l’eternità il titano era immortale e durante la notte le ferite guarivano.

Ho solcato i tuoi cieli, le nubi e di più
ho sfiorato le piume, le ali e di più
ho violato il tuo tempo, il tuo nido e di più
ho scalato la china del monte
molto molto più

Ho sfidato gli Dei della notte e di più
ho rubato il tuo fuoco all’Olimpo e di più
incatenato alla rupe ora attendo che tu
mi divori le membra ma il fuoco
io non lo rendo più

Aquila bianca dagli occhi blu
ali spiegate nella notte
Aquila bianca non ne posso più
artigli d’acciaio nella notte

Hai straziato i miei occhi, le mani e di più
dilaniato il mio cuore, le labbra e di più
hai sconvolto il destino dell’uomo che più
ha saputo cercarti, volerti
e amarti sempre più

Ho sfidato gli Dei della notte e di più
ho rubato il tuo fuoco all’Olimpo e di più
incatenato alla rupe ora attendo che tu
ponga fine alla pena ma il fuoco
io non lo rendo più

Aquila bianca dagli occhi blu
bevi il mio sangue nella notte
Aquila bianca non ne posso più
divora il mio cuore nella notte

E la gelida roccia mi invade le vene e di più
imprigiona gli artigli d’acciaio che tu
conficcasti nel petto di un uomo che fu
e ti lega in eterno col fuoco
io non lo rendo più

Aquila bianca dagli occhi blu
artigli d’acciaio nella roccia
Aquila bianca non ti lascio più
ti brucia il fuoco nella roccia

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